D'accord - pas d'accord : qui parle italien?
le gars... -  2001-07-16 08:49:36

D'accord - pas d'accord : qui parle italien?

CRONACHE Domenica 15 Luglio 2001



Vescovi di Lefebvre Pace con il Vaticano



Giacomo Galeazzi
ROMA Pace fatta sullo Scisma di Lefebvre: è pronto il protocollo d’accordo. Completato il riavvicinamento tra il Vaticano e i seguaci del vescovo tradizionalista sospeso a divinis nel 1976 da Paolo VI e scomunicato nel 1988 da Giovanni Paolo II, la Fraternità sacerdotale San Pio X si appresta a rientrare nella Chiesa cattolica. Nei negoziati per la riconciliazione le condizioni fissate riguardano l’autorizzazione a celebrare la «messa tridentina» e il riconoscimento canonico a fronte di un parziale «mea culpa dottrinale». La soluzione messa a punto dal cardinale Dario Castrillon Hoyos e dal successore di Lefebvre, monsignor Bernard Falley consentirà di chiudere l’unico scisma del XX secolo e di reintegrare una comunità, presente in quaranta nazioni, che conta 450 sacerdoti, 250 seminaristi, 230 suore e oltre 150 mila fedeli. Gli avversari del Concilio Vaticano II saranno incardinati in una struttura ecclesiale simile ad una prelatura personale ed avranno un loro presule, alla stregua di una diocesi dipendente dalla Santa Sede. Le questioni giuridiche sono state affrontate nell’ambito della pontificia commissione Ecclesia Dei, di cui sono membri i porporati Ratzinger, Medina Estevez e Billé ma le tappe del dialogo con i lefebvriani sono state dettate personalmente da Giovanni Paolo II, che ha anche incontrato in Vaticano il capo degli integralisti scomunicati, Fellay. I negoziati con il superiore della Fraternità San Pio X sullo status dei tradizionalisti seguaci di Marcel Lefebvre hanno tratto vantaggio, comunque, dall’ampio margine concesso, nella trattativa, al cardinale incaricato di trovare una soluzione. Nella linea dialogante scelta dal colombiano Castrillon Hoyos ha inciso anche il segnale distensivo costituito dal pellegrinaggio giubilare di seimila fedeli e duecento sacerdoti lefebvriani che hanno pregato nella Basilica di San Pietro lo scorso agosto. Base di partenza, dal punto di vista formale, per il protocollo tra il Vaticano e la Fraternità San Pio X, è stata la riunione di tredici anni fa tra il cardinale Ratzinger e il fondatore della comunità scismatica. In quella circostanza gli strenui sostenitori del primato della tradizione, si impegnarono ad assumere un atteggiamento di comunicazione con Roma e a rispettare le eleggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel codice di diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II, «fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità». Pochi mesi dopo fu istituita la commissione «Ecclesia Dei» con il compito di collaborare con i vescovi e con i dicasteri della Curia Romana per facilitare il confronto tra la Santa Sede e i tradizionalisti contrari alla svolta conciliare. Lo scorso anno, poi, ricevendo una delegazione della federazione internazionale «Pro Missa Tridentina», Castrillon Hoyos facilitò la discussione, dichiarando di considerare il messale di San Pio V come un grande tesoro della Chiesa, per il senso di mistero che da esso emana più che per la lingua latina. «I riti approvati nella Chiesa cattolica - disse - non si fanno concorrenza reciproca». E’ stato questo l’elemento che ha sbloccato decennali incomprensioni e diffidenze. Il riconoscimento da parte del Vaticano del forte richiamo alla sacralità e alla trascendenza conservato nel vecchio rito ha reso possibile lo storico riavvicinamento. «Abbiamo da imparare sia dalla riforma conciliare che dalla tradizione - affermò il porporato - è ciò serve a correggere esagerazioni di recenti aspetti accidentali che provocano banalizzazioni, eccentricità e rotture con la nostra storia». Fare dei lefebvriani una grande diocesi affidata ad un presule incaricato dal Pontefice di reintegrare completamente i contestatori anti-conciliari (contrari alla riforma liturgica, alla libertà religiosa e all’ecumenismo), concretizza il paziente dialogo iniziato immediatamente dopo le consacrazioni sacerdotali ed episcopali che portarono Lefebvre prima alla sospensione «a divinis» poi alla scomunica papale.